Dolore neuropatico e cannabinoidi

dolore neuropatico e cannabinoidi

Dolore neuropatico e cannabinoidi

Considerazioni preliminari sul dolore neuropatico e cannabinoidi.

Il tema del dolore cronico, in particolare di tipo neuropatico, è oggetto di studio e di attenzione da parte della comunità scientifica internazionale da diversi anni.

Questo perché da un lato è una problematica che affligge una parte sempre crescente della popolazione (in particolar modo nel mondo occidentale).

Dall’altro è qualcosa di devastante sia dal punto di vista della qualità della vita del singolo, che delle enormi limitazioni alla vita sociale, già gravemente scossa dagli ultimi avvenimenti.

L’origine del dolore neuropatico a volte è facilmente individuabile. Ad esempio infiammazione di grandi gruppi di fasci nervosi, sciatico o trigemino solo per fare qualche esempio.

Altre volte è di difficile se non impossibile rilevazione. Come esempio lampante abbiamo il caso della Fibromialgia, in cui il sintomo principale è proprio il dolore neuropatico e la causa è ancora ignota.

Tuttavia, anche nei casi in cui l’origine è certa, il trattamento è comunque spesso difficoltoso, alle volte purtroppo inconcludente.

Andremo a vedere tra poco, come cannabinoidi e terapia del dolore si possono considerare un binomio utile.

Cannabinoidi e terapia del dolore.

La medicina naturale ha da sempre utilizzato con successo i derivati della Cannabis.

In biochimica tali molecole sono chiamate genericamente Fitocannabinoidi, cioè Cannabinoidi di origine vegetale, nel trattamento del dolore neuropatico.

Tale utilizzo fino a qualche anno fa era visto come ostile dalla medicina istituzionale, in quanto veniva (erroneamente) correlato al consumo di sostanze stupefacenti. Da notare come la molecola più importante a livello di sostanza stupefacente è il Tetraidrocannabinolo.

Che è solo una delle tante molecole ad azione antidolorifica e che dovrebbe essere accuratamente separata dalle altre per evitare effetti psicotrope (vedere la pubblicazioni scientifica su pubmed a questo indirizzo: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29966400/ ).

Oggi, sia per il progredire delle conoscenze a livello della biochimica del dolore sia per l’affinamento dei processi di estrazione e purificazione, questa linea d’ombra nell’utilizzo dei Fitocannabinoidi nella terapia del dolore (cannabinoidi e dolore) sta lentamente scomparendo.

Tant’è vero che in alcuni casi è permessa ed anzi indicata l’assunzione di tali molecole, seppur prodotte in limitate quantità ed in siti controllati dalle forze dell’ordine.

Meccanismi Biochimici di Azione

endocannabinoidi

Dolore neuropatico e cannabinoidi: vediamo come funziona.

Nello specifico, senza entrare troppo in dettagli biochimici, l’insieme di tutte le molecole Fitocannabinoidi (tetraidrocannabinolo, psicoattivo illegale, cannibidiolo, cannabinol,o eccetera, non psicoattivi e consentiti dalla Legge) contrastano l’insorgenza e la persistenza del dolore neuropatico.

Lo fanno agendo su due recettori a livello della membrana cellulare dei neuroni, chiamati CB1 e CB2.

Proprio in virtù del legame con i cannabinoidi l’ingaggio di tali recettori, che tecnicamente sono accoppiati ad una proteina di tipo G-inibitoria, porta ad una sostanziale riduzione della secrezione di citochine proinfiammatorie.

Con conseguente marcata diminuzione sia della neuro-infiammazione che del dolore neuropatico (vedere nello specifico questa pubblicazione pubmed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30767756/)

Da notare che la funzione dei due recettori, CB1 e CB2, è praticamente la stessa, mentre la loro distribuzione è differente. Ossia i recettori CB1 sono dislocati prevalentemente sui neuroni del Sistema Nervoso Centrale, mentre i recettori CB2 sui neuroni del Sistema Nervoso Periferico.

Recenti Scoperte Scientifiche

Per anni la comunità scientifica internazionale si è chiesta il motivo della presenza sui neuroni di recettori per sostanze estranee all’organismo stesso.

Fino a che, grazie anche agli studi iniziati dalla prof.ssa Montalcini (premio Nobel per la medicina) si è scoperto che il senso fisiologico della presenza di tali recettori era non tanto quello di legare i Fitocannabinoidi (molecole che, se non introdotte dall’esterno, risultano essere completamente assenti nel corpo). Ma di legare una serie di molecole, poi ribattezzate ENDOCANNABINOIDI.

Questo sostanze sono prodotte in parte dall’organismo stesso ed in parte ingerite con la comune dieta di tutti i giorni, le quali hanno esattamente la funzione dei Fitocannabinoidi. Cioè quella di legare i recettori CB1 e CB2 e di dare il via al processo antidolorifico ed antiinfiammatorio.

Queste molecole sono molte numerose, le più rappresentative sono la Palmitoiletanolamide (PEA), l’Anandamide (AEA), il 2-Arachidonilglicerolo (2-AG) e sono tutte sintetizzate dall’organismo. In particolar modo in situazioni di stress fisico ed emotivo, formando un mirabile meccanismo di autolimitazione del dolore e di azione auto-antiinfiammatoria (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28727699/)

Purtroppo vi sono alcune condizioni (una su tutte la Fibromialgia) per cui questo perfetto sistema autoregolantesi non funziona più e non è ancora chiaro per quale motivo).

Ulteriori informazioni su endocannabinoidi e fitocannabinoidi

Perciò bisogna somministrare dall’esterno molecole che possano legare i recettori CB1 e CB2. In questo senso i Fitocannabinoidi sono molto utili, ma ancor più utili si stanno rivelando gli Endocannabinoidi.

In quanto sono esattamente le molecole utilizzate in natura, e non devono essere estratti e separati dal pericoloso THC onnipresente nella Cannabis.

Per esempio la Palmitoiletanolammide (PEA) è di facile estrazione e concentrazione da moltissimi alimenti di comune utilizzo (es. frutta secca, uova, soia).

È ben tollerata in dosi anche superiori ad 1 grammo al giorno e viene facilmente assorbita a livello intestinale.

All’interno del corpo poi si comporta esattamente, indistinguibilmente, come la Palmitoiletanolammide prodotta dal corpo stesso, ripristinando i corretti livelli che la patologia aveva alterato.

Concludiamo il nostro articolo su dolore neuropatico e cannabinoidi mostrandovi benefici, impatto economico e integratori correlati.

Conclusioni ed Impatto Economico

Vi sono moltissimi benefici nel controllo del dolore neuropatico con l’assunzione dei Fitocannabinoidi, ma anche alcuni rischi, prevalentemente legati alla presenza residuale di molecole psicotrope negli estratti.

Tali rischi vengono però azzerati se invece dei Fitocannabinoidi vengono somministrati gli Endocannabinoidi, che sono esattamente le stesse molecole che l’organismo utilizza per auto-controllare il dolore.

Praticamente prive di rischi come vediamo in questo altro studio scientifico tratto da Pubmed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27220803/

Da notare, per ultimo, che mentre per l’estrazione dei Fitocannabinoidi sono necessarie lavorazioni complesse, che portano ad avere un prodotto finito molto costoso (considerando il fatto che in molti casi l’assunzione può avvenire anche sul lunghissimo periodo), l’estrazione e la purificazione degli Endocannabinoidi è semplice, veloce e molto economica.

Per il semplice motivo che vengono ricavati da alimenti comuni.

Questo porta ad avere un prodotto finito ad alte concentrazioni ed a basso costo, in modo che chiunque possa utilizzarlo anche sul lungo periodo, con un’incidenza economica minima.

Integratori di endocannabinoidi

Oggi sono presenti sul mercato numerosi integratori alimentari (come FIBRO24), di libera vendita, senza obbligo di ricetta medica, contenenti endocannabinoidi, soprattutto Palmitoiletanolammide.

Che come abbiamo visto è un endocannabinoide molto sicuro, ben tollerato ed abbastanza economico.

 

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